Radio e Poesia

Sul numero di aprile del lontano 1988, Radio Rivista pubblicò una poesia di Peppino Loreti (I0AOF), che rappresenta la colorita caricatura del radioamatore dei tempi che furono (… credo che la prima trascrizione della poesia, però risalga all’inizio degli anni 1970).
Poca ispirazione poetica suscita oggi lo “shack” del radioamatore; allora il laboratorio dell’ OM veniva spesso “rinforzato” da una buona dose di autocostruzioni a base di ciarpame elettronico, che aiutava la “baracca” ad andare avanti, tra scrocchi e “scintilloni”.
Noi della sezione ARI di Roma, in quanto radioamatori e romani (magari di adozione, come il sottoscritto), desideriamo riprendere quelle strofette tanto amene quanto veritiere, così vicine al nostro comune “retroterra culturale”, ed aggiungere anche una breve poetica più recente di Gino Corvaro (IW0AEN), sempre in rigoroso vernacolo romanesco.
Ci è sembrato doveroso, non solo per rispetto della radio e di due suoi amici, ma anche per tentare una azione di promozione del nostro idioma territoriale, messo sempre più a repentaglio da sonorità anglosassoni (e questo passi …) e da debordanti gergali “coatti”.
Chi lesse la poesia a suo tempo, ora ha modo ricordarla ed i più giovani potranno meglio… immaginà li tempi passati, quelli pe capisse de “chicchennina”.
In chiusura alcune strofe di Antonio Vernucci (I0JX) impegnato in uno sforzo oratorio sulla banda dei 144.
E’ entrato nella lista dei sonetti anche uno di Antonio Tony” Giudici  (I0GOJ) ottimo radiotelegrafista;  il titolo della composizione non poteva che essere dedicato ad un esperto del tasto e del codice morse: Er telegrafista postale.
Un’altra “perla” del radiantismo visto dai suoi stessi poeti, si aggiunge alla nostra non breve collana. Una seconda composizione della fertile e istrionica fantasia di Tony (I0GOJ) è “L’invenzione della radio”, una trasposizione “inpudica” dell’imponente avventura marconiana,  in una chiave di lettura inusuale. Una spece di presepio romano nel quale i personaggi ed i luoghi originali vengono introiettati in una cantina dei Castelli romani della prima metà del ‘900. Paradossalmente, tutto sembra trascritto da un canovaccio molto più antico, per cui lo stile, i modi ed i tempi ricordano l’epoca di Pascarella con la crudezza delle terminologie di Zanazzo. Un alabicco letterario, che distilla stupore e saggezza popolare nella piena gergalità dei romani d’una volta: Nessuna offesa se allora i romani erano tanto coloriti e veraci. Chi nasceva ai piani bassi si esprimeva cosi, ma anche gli inquilini dei piani superiori spesso non disdegnavano quel lessico ingombrante ed immediato, che neppure a quei tempi si peritavano di definire “greve”.    Un’ opera da valutare per quello che sono stati l’ambiente e la cultura della tradizione, che sono sopravvissuti in quest’ultimo mezzo secolo in pochi quartieri romani come Trastevere, Testaccio, Garbatella, ed oggi sono pressochè scomparsi. Il lavoro, presentato nelle pagine della poesia, a causa della sua considerevole dimensione viene proposta in formato (PDF) stampabile. Alla serie della nostra letteratura si aggiunge “Er tasto telegrafico”, il dispositivo  di lavoro più amato da  I0GOJ.  Tony, tuttavia, non è personaggio scontato e mentre intesse le lodi allo strumento di Morse prepara, in coda di lettura, sorprese molto più “tresteverine”. Buona lettura .
Claudio iz0hhh

Chi ha materiale conservato, già edito o mai pubblicato lo invii al curatore del sito, vedremo di proporlo agli amici su queste  pagine. Grazie ! IZ0HHH () .

Er Radioamatore ovvero la “Stazzione” di Peppino Loreti “I0AOF”; il testo completo è stato riportato alla luce da Giovanni Paternostro I0XJ

Fori sembra ‘na casa assai normale,
però se guardi bene sopra ar tetto.
vedrai ‘na cosa che fa un cert’effetto:
‘n accrocco veramente eccezzionale”
E’ la famosa antenna ricevente
e quarche vorta pure trasmittente.

‘Sto mucchio de ferracci e de bulloni
esposto all’intemperie e a tutti i venti
serve per stabbilì i collegamenti
co’ tutti i continenti e le nazzioni
e pe ‘nun faje fà troppo fracasso
cià tanti pezzi a bagno dentro er grasso.

Er problema più serio è de ventalla
in modo che nun possa cascà giù,
ma nun sarebbe grave, o tutt’ar più
se tratterebbe solo de rifalla.
Perciò cor fil de ferro e coi tiranti
sopporta pure i venti contrastanti.

E questo, grosso modo, sta all’esterno,
ma la cosa più buffa e complicata
è data dalla robba ch’è ammucchiata
ar piano sotto, vojo dì all’interno.
Amperometri, tasti, lampadine,
strumenti tondi, bussole, bobbine.

Corrente ad altissima frequenza,
cuffie de quattro tipi, motorini,
condensatori grossi e piccolini,
batterie pe’ fa’ fronte a ogni evenienza,
valvole, valvolone e valvolette,
tutta robba che serve pe’ trasmette.

‘Sto magazzino è detto “la stazzione”
ma nun me spiego che stazzione sia
visto che c’è sortanto porcheria
e nun esiste l’ombra d’un vagone!
Comunque ‘sto complesso e st’apparato
po’ sembra’ un tantinello esaggerato!

Ar muro ce so’ tante cartoline
d’ogni tipo e colore, rosse, gialle,
giunte da tutto er monno e che a guardalle
rassomijano a tante bandierine
messe lì a circondà l’arco trionfale
che protegge un pensiero e un ideale.

Serveno a dimostra’ che ‘na chiamata
fatta mettiamo er quattro de settembre,
te l’hanno confermata er due dicembre
co’ questa “QUESSEELLE” ch’è arrivata!
Ce stanno scritti dati sconosciuti
pe’ noi che capimo e poi i saluti.

Sur tavolo troneggia un mappamondo
solo pe’ impressiona’ i visitatori
eppoi pe’ fa’ capì’ a certi signori
ch’er monno nun è quadro ma rotondo!
Er Ministero approva e te lo dice
un ber diploma dentro ‘na cornice…

quello che manna avanti la baracca
po’ esse un poveretto od un signore,
però se fa chiamà “RADIOAMATORE”
e cià un ber distintivo su la giacca…
Radio va bene, ma se cià un’età
sarà pure amatore… chi lo sa !

S’arza la notte quanno è buio fitto
perché dice che c’è “propagazzione”
e nun vorrebbe perde l’occasione
de parla’ cor Brasile e co’ l’Eggitto
o ave’ un collegamento assai magnifico
co’ un’isoletta spersa ner Pacifico

Parla con un linguaggio universale,
un misto d’ostrogoto e d’esperanto
co’ frasi che capisce lui sortanto,
e co’ questo sistema, bene o male,
riesce a chiacchera’ co’ un giapponese
con un americano e co’ un cinese!…

figurete che robba se la moje
la chiama”I GRECO ELLE” e se i saluti
so’ li “SETTANTATRÈ”!!!…che Dio ci aiuti
da fasse venì in mente certe voje,
perchè per acquistà ‘na certa pratica
se dovrebbe studià…la matematica!

Se senti ’sti discorsi te spaventi:
– chiamata generale pe’ le prove…
stasera arrivi forte, esse nove,
e dimmi un po’, a me come me senti?
adesso passo e chiudo pe’ un momento
perchè me s’è incantato uno strumento…

pronto, pronto, ciqqù ciqqù quaranta,
ciò un elemento che s’è sfasciato
e quindi so’ un pochetto preoccupato,
ma de potenza ce n’ho sempre tanta
però vorrei trasmette in “CIVVU’ DOPPIO”
perchè ho sentito fa’ come uno scoppio!!!-

Quanno riesce a fa’ un “ paese novo”
allora so’ dolori veramente…
la moje che sta a letto e che lo sente
strilla’ come se avesse fatto l’ovo,
s’infila la vestaja in tutta fretta
entra a valanga nella cameretta

– ODDIO!… te senti male?…ch’è successo?
je dice con un tono preoccupato
– pareva che t’avessero scannato!!!
– zitta !!! – risponde lui – che proprio adesso
ciavrei un collegamento co’ la Cina!
famme er piacere, vattene in cucina…

e nun me disturba’, perchè stanotte
è stata ‘na giornata eccezzionale!
pensa ch’ho fatto l’ isola de lSale
e er polo Nord, poi me so’ rotte
du’ varvolette e per un po’ ho sospeso
sortanto pe’ cambialle, poi ho ripreso…

piuttosto, dar momento che sei arzata,
vedi de famme un goccio de caffè
che sto n’artra mezz’ora poi a le tre
chiudo baracca e fo la rimpatriata…
La moje je fa un gesto co’ le braccia,
apre la porta e je la sbatte in faccia!!!

e fa tanto fracasso quer rumore
che l’omo, co ‘na voce cavernosa
je strilla : – brutta strega velenosa,
me sa che m’hai sfasciato un transistore!!!
e siccome ragiona co’ l’intuito,
s’arza de prescia pe’ stacca’ er circuito…

Quanno un amico poi lo vie’ a trova’
allora la questione è proprio tragica
perché con una frase quasi magica
je dice : -benvenuto ar “QUERREÀ ”
es’infileno dentro ar “santuario”
a traffica’ co’ tutto er ”reliquario”

e come se esistesse er coprifuoco,
pe’ casa c’è er silenzio de ‘na tomba
che poi pò diventa’ scoppio de bomba
quanno se so’ stufati de quer gioco
e sortendo de fori de la stanza
p’er brontolio che cianno ne la panza!!!

Ecco, questa è la storia proprio vera
di chi si mette a fa’ l’operatore.
Lui nun cià orario, è peggio d’un dottore
dorme de giorno, s’arza quanno è sera,
parla de notte, je va via la voce
e mette tutta la famija in croce…

Perciò co’ ‘sta bella chiacchierata
ho voluto spiegavve ad un dipresso
la confusione che succede spesso
in una casa semplice e onorata
dove ce so’ mischiati un’omo pazzo
e un’antenna che gira sur terrazzo!!!

Peppino Loreti (I0AOF)

Radioamatore a termine di Enzo Berardi “I0EBR”

Faccio er radioamatore da tant’anni
C’ho tanti amichi sparsi in tutto er monno
Se collegamio spesso e senza affanni
E se parlamio a lungo e a tutto tonno.

La cosa bella e vera è l’uguajanza
Nun ce divide lingua né colore
E, questi qua, sò fatti de sostanza
La fratellanza vera drento ar core

Ma er monno stà cambianno de sistema
La radio sembra vecchia e superata
Ormai la fede è compiuterizzata

E con un fregnetto de telefonino
Se chiameno dan polo a n’artro polo
E così rischio de restà da solo.

Settembre 2006
Enzo Berardi  (I0EBR)

Er radioamatore di Gino Corvaro “IW0AEN

Oggi er monno è assai cambiato
c’è ‘na tecnologia che fa paura
che puro si uno è preparato
a staje appresso è proprio dura.

Riposte le varvole ner cassetto
o tutt’ar più ‘n vetrina.. pe memoria
er Radioamatore, oh poveretto
ha finito er tempo de la gloria

computer, modem e apparatini
so’ arivati drento alle stazzioni
‘ndo se trasmette pe l’effetto dei quatrini

ma… quarche vorta scatta l’emozzione,
de la Patria te senti salvatore
e ripiji ‘n mano er sardatore

Gino Corvaro (IW0AEN)

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W  l’ Aradio  di Angelo Azzi “I0CMG”  (1976) il testo è stato ritrovato da Renzo  I0GKP

Qui se parla in tono ‘n po’ burlesco
d’ una scienza alquanto strapazzata,
che mo co‘ sto dialetto romanesco
a rime poco sciorte è riportata;
quella cosa studiata ner Palladio
che nun se sa perché se chiama Radio.

Fiorita ne la testa de Marconi
l’idea d’utilizzà le onde Hertziane
e doppo le diverse settimane,
passate sempre zeppe d’interesse,
cor bòtto der fucil ecchete l’esse.

Fu festa granne su ‘sto monno intero.
Quer fatto già lontano, si ce penzo,
pe’ noi di ier futuri nun è mistero,
tanto è ver che l’ha capito Franco,
che n’ mezzo a li libbri der panunto
lo scopo suo t’ha quasi raggiunto.

A parte il fatto de manipolà
cambiali, forte è stato in lui l’istinto
t’annasse senz’induggio a ‘ntrufolà
in questo astruso labirinto.

Tubi termoionici, transistori,
chassis, medie frequenze, integrati,
toroidi, schermi, condensatori,
calcoli più o men interpolati,
gnente pe’ lui è scuro ma com’Amleto
un dubbio c’era, essere incompleto.

Ma indove stava quella ria lacuna?
doppo l’U erre trecento e novanta
raspato ar ferrovecchio de fortuna
ch’ancora cià ‘na voce che t’incanta
che cosa dunque j’amancava allora!
Giocoforza perciò alla bonora

fu de sentì er capoccione Mario,
d’ascortà ‘r consijo der professorino
senza consurtà l’abbecceddario,
ma dopo aver udito zi ‘Ngilino
er dubbio sartò fòra a scoppio:
sacri numi, mancava er civudoppio.

Così dopo qualche annetto de pazienza
pe’ fa onore a quell’esatta scienza
e dopo avere stretto forte i denti
l’O.M. Franco mo vola a centoventi.

Angelo Azzi 1976  (I0CMG)

Er telegrafista postale  di Antonio Giudici (Tony) “I0GOJ”

‘na vorta quann’ ero regazzino,
mentre bighellonavo
pe le strade der paese  ‘n dov’ io sò nato,

sò stato attratto da dietro un gran portale
che poi s’ è rivelato l’ufficio postale,
da na caciara de fischi arquanto strani.

Me pareva de sentì na cantilena
de ucelletti in su per la collina,
indove annavo a giocà la matina
co l’ artri amichi mia a guardie e ladri.

M’ avvicinai in sopra der portone
e vidi  ‘n ometto inviperito
che batteva su un tasto con un dito.

Era er fidanzato de mi zia Assuntina,
‘na bella regazzotta de paese
che co questo ce sciva già da un mese.

Je dissi : a sor maè che state a fà ?
lui me rispose : “io stò a lavorà ”

Ma comme io je dissi : e ch’ è  ‘n lavoro
fa li fischietti da la matina a sera?
E lui me rispose :

“Nun è na sonajera
che se mette sui letti de li pupi ,
se tratta de ‘na cosa molto vera.

Li senti sti sonacci tutti in fila?
Li senti comme sò ritmati?

Co sti soni strani sò du anni
che manno ogni matina i telegrammi.”

Rimasi lì a sentì per un pochetto
perplesso e incuriosito
comme ch’ avrebbe fatto qualsiasi regazzetto.

Poi stufo de sentì sta sonajera
decisi ch’ era mejo annassene a giocà a la guera.

Mentre ch’ annavo a trovà l’ amichi mia pensai :
“Ma er fidanzato de mi zia Assuntina
invece de perde tempo a giocà co li fishietti
a fà er telegrafaro,
nun farebbe mejo a ritrovà mi zia
che  ‘n tanto se la sona co ‘n vinaro?”

Tony Giudici  (I0GOJ)


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L’invenzione de l’Aradio di Tony Giuduci  “I0GOJ”

…preleva qui, con un click il documento stampabile  in formato pdf

Tony Giudici  (I0GOJ)

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Li Ponti de Roma di Gino Corvaro “IW0AEN” rima scritta da Gino Corvaro in occasione del diploma dei Ponti di Roma del 2006

Sti’ tempi colli laghi e li manieri,
c’e’ bailamme su tutte le frequenze,
da parte nostra e dalli stranieri,
pe’ effetto de certe referenze.

Speciarmente er sabbato matino
se sente fa ciqqu referenziato
‘n pile-uppe, se arza a fa’ casino
fin quanno a logghe, te nun l’ai portato.

Nun poteva mancare sto’ Diploma,
ch’e’ carico de storia secolare ……
de quello ch’e’ successo drento Roma

sti Ponti li dovemo ricordare.
Sopra er vissuto… e tanta storia
ma de antenne e radio, mai fu gloria!

Gino Corvaro (IW0AEN)

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L’anni de la 525 (14.525) di  Antonio Vernucci “I0JX”

Ricordo quel giorno del 1982, quando decidemmo di spostare sulla frequenza di 145.525 MHz il QSO serale del nostro gruppo, che prima si teneva in venti metri SSB. La scelta di quella particolare frequenza fu dovuta al fatto che l’FDK Multi 8 di Tony I0IJ aveva pochissimi quarzi, e quello della 145.525 era l’unico che si trovasse nella banda FM simplex. Immediatamente ci si rese conto dei grandi vantaggi che la VHF / FM offriva nei riguardi dei QSO locali, e spontanemante nacque anche un nuovo modo di fare QSO (che qualche purista a quel tempo questionava), basato sul libero accesso a chi desiderasse intervenire, senza dover necessariamente seguire una ruota predeterminata. In breve tempo la frequenza si popolò di numerosi radioamatori, diventati poi tutti amici, in grado di esprimere un livello radiantistico di buona qualità. Nasceva così una specie d’elite, aperta però potenzialmente a tutti, e dalla quale si autoescludevano solo coloro che non si sentivano in grado contribuire alla crescita culturale del gruppo, detto poi “quelli della 525”. Nel corso degli anni varie voci si sono avvicendate sul canale, ma quelle che ci hanno lasciato sono sfortunatamente più numerose delle nuove che si sono andate via via associando. A venti anni di distanza, la frequenza è oggi principalmente utilizzata da uno “zoccolo duro” di pochi ostinati, tra cui il sottoscritto. Mentre prendevo atto del lento sbriciolarsi dell’attività sul canale, mi è venuto in mente, chissà perchè, di rivolgermi scherzosamente alla frequenza “cinqueevventicinque”, impersonandola nell’ospite del salotto virtuale che da tanto tempo ci accoglie. L’uso di uno pseudo romanesco aiuta a mascherare l’evidente improvvisazione poetica.

Roma, 20 Luglio 2002: Antonio, I0JX (er geìcchese)

Cinqueeventicinque, frequenza amica mia,
da quanno che fecero ‘sto monno
stavi a dormi’ un lungo e dorce sonno
co’ lle colleghe in bbona compagnia.

‘N ber giorno qui, su ‘sto pianeta Tera,
Marconi manna ‘na scintilla, eppoi
s’accorge che pe’ ffa’ na radio vera
ce vonno ‘e frequenze, propio voi.

Ve svejano de corsa a tutte quante,
molte le zeppan de sinfonie e cori,
ar terzo monno gliene danno tante,
e a te tte toccan li radioamatori.

Chiacchiere ‘nsurse, balle e manfrine,
‘n po’ de picchiati e quarche tontolone,
ma s’accontentan tutti poi alla fine
de ‘n ber rapporto de modulazzione.

‘N giorno de tant’anni fà, venti me pare,
t’ariva ‘n gruppo che sembran professori,
se piantano da te a chiacchierare
e tutti l’artri glie tocca de sta’ ffori.

Parlan de bobbine, varvole e cavi,
de paesi, contest e de dipromi,
battono er Morse come li nostr’avi,
ma a naviga’ sull’internèt puro so’ bboni.

Più ll’anni passan e più nun poi nega’
che questi ciann’a radio drento ar core,
nun è pe’ perde tempo o tiràccampa’
che se so messi a ffa’ er radioamatore.

‘Na vera smania, e l’ha pijati brutto,
se so’ convinti che cianno la missione
de tene’ ‘n vita sta macchinazzione
pe’ evità che sinnò zompa der tutto.

Amica mia, si tu ben hai ascortato,
purtroppo mmò le voci so’ dde meno,
chi se n’è ito e chi se ‘o son portato,
er tempo s’è disciorto in un baleno.

Tu che ‘n ciai ‘n età nun poi capì’
che vor dì’ pe’ nnoi er passa’ dell’anni,
no tanto pell’acciacchi e li malanni,
ma pell’amici che ‘n se fan più sentì’.

Cercane de novi? Ma comme fai,
‘n se trova l’amicizia là ppe’ là.
Tu ‘nvece co’ ‘e colleghe che ggià cciai,
d’amiche te poi fanne a volontà.

Tra ‘n mijardo d’anni, a ‘n artro monno,
si un Marconi co’ ttre occhi ve rinventa,
quanno ve svejeranno ancor dar sonno
pijate ‘n posto bono, sta’ ben attenta.

Si vvo’ sta’ a sentì’ en consijo amico
fatte subbito rida’ i radiamatori,
semo ‘n po’ frulli, ‘n po’ bimbi e sognatori,
ma ccosì amici che manco te ‘o dico.

Frequenza mia, all’oemme der futuro
tramandaje l’arte del radiomatore,
‘na cosa strana ma bbella de sicuro
che t’entra e te rimane drento ar core.

Antonio Vernucci  (I0JX)

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La Dexpedition 9XØR  di  Gino Corvaro “IWØAEN”

Tre strofette scritte da Gino Corvaro  in occasone del ritorno di Gianfranco Scasciafratti IØZY dalla Dx-pediton in Rwanda (9XØR). La poesia venne recitata dallo stesso autore in occasione della cena sociale del 18 aprile 2008 al ristorante “La locomotiva” in Roma.

A Gianfranco IØZY (9XØR)

Stasera l’ARI Roma è qui’ riunito
pe’ fa ‘na festa a ‘n amico vero,
che ‘nsieme alli Spagnoli se n’è ito
ad attivà er continente nero.

Vado in Rwuanda, … quer giorno cià detto
a fà na spedizzione straordinaria,
… pur sapenno che nun era ‘n giretto
Noveicsezeroere era in aria.

Si ar logghe ce stà … che soddisfazzione
grazzie Gianfrà a te e a l’amici tua
… si ancora oggi ciai sta gran passione
la Radio è parte della vita tua!

Gino Corvaro (IW0AEN)

Er Tasto telegrafico  di  Antonio Giudici “IØGOJ” (Luglio 2008)

È ‘n pezzo de fero fatto strano,
ch’ha ‘na stecca de metallo luccicante,
‘na rotondità più sovrastante,
un paro de bulloni,
e ‘no spilletto
indove tutte l’interruzioni
diventeno dei soni…

Usallo nun è facile pe tutti
ce vò concentrazione
ce devi mette tutta l’arte che ciai, sinnò so’ guai.
Te se lega la mano sur pomello;
si nun ce metti ritmo e la passione
riesce male tutta la trasmissione.

Chi pe diletto
Se lo tiene tra le dita stretto,
movenno la leva in arto e in basso
velocemente oppur più lentamente

Oppur più seriamente
movennolo de fianco
come te posso dì…lateralmente
cor pendolino che fa la capoccella
sbattendo su la molla sovrastante
se sente er sono
comme si fosse ‘na voce dialettale
e che quarche vorta
te fa trasmette male.

Mentre pe chi cià prescia
po’ usa’ l’invenzione d’un tale americano,
che cià messo mano sopra un coso strano
fatto co un par de molle e du palette,
che se devono sfiora’ settate strette
e ce cori comme si fossi in aeroplano.

Fatto che stà ,
li cultori de ‘st’aggeggio qua
ce giocheno compunti e seriamente
fino a fallo diventà rovente…

‘N amico mio lo move de mano la matina,
mentre un artro ce s’ attacca de mancina,
‘n artro che conosco molto bene
doppo ch’ha fatto er “venditor de vino”
se mette a smanazza’ de bon matino
‘na collezzione de tasti pe trasmette
che nun sa manco lui dove pò mette.

Quarch’uno ce zompetta sopra solo er dì de festa
perchè nell’artre sere
quarche moje un po’ stufa de tutta ‘sta questione,
pe faje leva’ ‘sto “vizio” strano,
tutta contenta je core incontro e a mano a mano
ricordanno sempre ar marito marconista
che pur si de mano ce coje ed è ‘n artista,
è mejo smorza’ tutto e …fa la festa…!

Tony Giudici  (I0GOJ)